Gli input negativi avvelenano testa e cuore, mettendo a repentaglio le immense potenzialità del cervello umano. Siamo circondati da persone velenose che ci sottopongono a bombardamenti di cattiverie, accuse infondate data dalla loro visione artefatta e distorta della realtà. Questo ambiente surriscalda gli animi ed altera la percezione di tutto il bello che oltre il marcio c’è in intorno a noi.
Sì, perché, quando siamo in guerra accendiamo i riflettori, attiviamo i recettori per individuare e schivare le mine nascoste, anziché alzare gli occhi e godere di quanto bello esiste.
A volte ci sovraccarichiamo di stress e questo è inevitabile, fino a quando non si trova il coraggio di fare una scelta. La scelta di chiudere le porte alle tossine, evitando di impregnare così tanto il cervello al punto di intasarlo e mandarlo in tilt.
Arriva il momento in cui occorre strizzare la spugna e liberarsi del veleno, selezionando e pesando gli input esterni. Guadagnare leggerezza per poter dedicare attenzioni al cielo, ai fiori, al rumore del mare ed al sorriso dei bambini, anziché schivare le mine antiuomo.
Questo significa amare se stessi, proteggersi dall’avvelenamento causato da persone che si alimentano di rabbia e paura. A volte, a queste persone si vuole bene, così tanto da cercare di fargli capire che tutta la rabbia che hanno dentro non solo è tossica per chi gli sta vicino, ma lo è principalmente per loro stessi. E ci si avvelena ancora di più nel tentativo di liberarli, come quando vedi il fuoco e sai che brucia, ma nelle fiamme ci entri comunque, pur di tirare fuori chi vi è imprigionato. Ma se il prigioniero non vuole farsi liberare, scappa. Perché quelle fiamme non sono le tue, sono le sue.
Non si aiuta chi non vuole essere aiutato.
Io, per esperienza, so quanto sia amaro il veleno, che a piccole dosi non uccide, ma ti assuefà, fino ad intossicarti. So quanto scottano le fiamme e quanto brucia il fumo nei polmoni. Fino a farti cambiare colore, prima dentro e poi fuori. Oggi, riconosco quel veleno, vedo il fumo intorno a me, è ancora qui e non posso mandarlo via. Ma di certo, posso evitare che mi tocchi. Non sempre ci riesco, ma ho imparato a riconoscermi, e so quanta forza ho. Mi sono risollevata quando pensavo di non farcela, ed ho le cicatrici di quei giorni a ricordarmelo. Mi risolleverò anche adesso, ma nessuno potrà più permettersi di decidere della mia vita e della mia serenità. Se vuoi bruciare, brucia. Io penso a rifiorire ed a respirare aria pulita.
