La consistenza del dolore

“L’inchiostro sa quante frasi nascondono i silenzi”

Una frase che racchiude tantissimo.
La scrittura mi sta aiutando, a dare un senso alla poliedricità di emozioni che sento aggrovigliate dentro di me. Mi sta mettendo in contatto con me stessa.
Mi rendo conto che sto scrivendo sempre dello stesso tema, che sto dando a tutto lo stesso taglio. Ma rileggendomi, ogni volta vedo un piccolo pezzo del mio mosaico interiore più chiaro, come durante un restauro.
36 anni di polvere, intonaco, e stuccature, mi hanno nascosta a me stessa.
Ci è voluto un terremoto fortissimo, che ha aperto una crepa così profonda da far emergere qualcosa. Non so ancora bene cosa sia. Fa tanto male, ma il dolore non mi spaventa, sono VIVA perché sento dolore. Ho vissuto un periodo della mia vita in cui stavo male e non sentivo NULLA, nemmeno il dolore, e vi garantisco che è terribile, vivere senza sentire. Praticamente sopravvivevo, non vivevo. C’era tristezza, depressione, svogliatezza, ma nessun dolore. Oggi provo dolore. Il dolore ha un colore, un odore ed una consistenza. Lo posso toccare, quindi sono VIVA, di conseguenza GRATA.
Sento di doverne parlare, ma allo stesso modo mi è stato impedito di farlo, perché l’unica persona al mondo in grado di leggermi, e capirmi, è la stessa che ha fatto tremare la mia terra.
Sembra un beffardo scherzo del destino. Ma tanto è. Il mio silenzio, sta diventando inchiostro digitale.
Comincio a scrivere da uno spunto e non so dove arrivo alla fine, un flusso di coscienza senza direzione. Vomito pensieri. Rileggendoli, ogni volta, spolvero un tassello del mio mosaico.
Non so quanto sia bello leggermi, per chi vive le mie emozioni attraverso il corsivo del mio cuore. Certo che per me è diventata una terapia, un’esigenza quasi fisiologica. In cuor mio ho sempre la speranza di venir letta da chi mi ha sempre capita. Ma se cosi non fosse, va bene lo stesso. Alla fine serve a me stessa per sincronizzarmi con il punto più profondo del mio cuore e della mia mente. Voglio esplorare le mie Marianne, nel buio pesto dei miei abissi. Un viaggio introspettivo dentro di me, per conoscere e riconoscere le mie emozioni, per dargli un nome, per trovare una cura qualora servisse.


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