Mi leggo e mi compatisco. Io non voglio più farlo.
Da oggi si vira, non c’è scampo.
Ho avuto bisogno di questo sfogo per liberare il mio cuore dal dolore, dalla delusione, dalla frustrazione, dal senso di violazione e invasione, dall’orfana mancanza. Adesso basta.
Amo dare voce qui a quello che ho di più profondo, attraverso le dita che scrivono da sole, e NONOSTANTE TUTTO continuerò a farlo, ma mi imporrò di cambiare taglio. Perché finalmente sento di aver svuotato un comparto. Che sia vuoto non vuol dire che io stia bene in questa condizione ma senza zavorra si cammina meglio. Da oggi, torno a camminare da sola, guardando il cielo senza cercare nulla, ascoltando il mio bosco senza voci di sottofondo, se non la mia.
Andarmene, sparire e allontanarmi è un atto dovuto a me stessa, ho lottato per poi piombare in un inevitabile silenzio accompagnato da un senso di rassegnazione. Un po’ come quando nevica tutta la notte in burrasca ed uscendo la mattina trovi il cielo limpido e sereno, a terra un palmo di neve bianca, l’aria leggera e pulita. Il primo passo sulla neve, è il tuo. Hai quasi timore di rovinare quel tappeto. Ma lo devi fare per forza ed ascolti quel suono scricchiolante della scarpa sulla neve fresca e pulita.
Oggi faccio il primo passo ed in silenzio ne ascolto il suono.
La mia rassegnazione non è debolezza, mi sento guidata da una forza spaventosa che mi ha ricondotto verso la lucidità e la razionalità, perché dove non ci sono orecchie per capire, non devono esserci più parole per spiegare.
Il mio cuore si è rotto, ma io invece di vendicarmi, sto provando a riparare. Eccolo il mio valore.
Io non ci voglio più vivere in una gabbia. L’amore non deve essere una gabbia, così come la libertà non deve essere vivere da soli. Aggiusterò il mio cuore e gli insegnerò a pulsare solo per chi mi saprà amare volando insieme a me. L’amore è lasciar essere senza possedere. Ed io ti lascio essere quello che hai deciso, volando il più lontano possibile da te.