In questi giorni, mi trovo ad ascoltare cantautori che avevo un po’ abbandonato, ma che sin da giovanissima hanno contrubuito a formare la mia personalità, che con i loro testi poetici mi hanno insegnto a comunicare con la loro musica prima che con le mie parole.
Oggi sono rimasta iptonitazzata da una canzone di Faber che avevo dimenticato:
Dove finisce il rosmarino
c’è una fontana oscura
dove cammina il mio destino
c’è un filo di paura
quel’è la direzione me lo imparò
qual’è il mio vero nome
ancora non lo so.
Quando la luna perde la lana
e il passero la strada
quando ogni Angelo è alla catena
ed ogni cane abbaia
prendi la tua tristezza in mano
e soffiala nel fiume
vesti di foglie il tuo odore
e coprilo di piume.
Sopra ogni cisto da qui al mare
c’è un po dei miei capelli
sopra ogni sughera il disegno
di tutti i miei coltelli
l’amore delle case
l’amore bianco vestito
io non l’ho mai saputo
e non l’ho mai tradito.
Mio padre un falco
mia madre un pagliaio
stanno sulla collina
i loro occhi senza fondo
seguono la mia Luna
notte notte notte sola
sola come il mio fuoco
piega la testa sul mio cuore
e spegnilo poco a poco.
Questa canzone ha evocato in me talmente tante immagini, talmente tante emozioni. Non la ricordavo, forse perchè negli anni in cui lo ascoltavo, incessantemente, il Faber, il mio cuore e la mia testa non erano abbastabza maturi per sentire sulla pelle le evocazioni iconiche di questo brano, che è poesia.
Ho sentito nel naso il profumo del rosmarino, mi sono sentita inebriata ma allo stesso tempo spaventata dalla direzione che gli eventi stanno prendendo. Voglio tornare ad annusare il rosmarino pensando “vorrei conoscere le note del tuo paese, camminare di casa nel tuo giardino, respirare nell’aria sale e maggese, gli aromi della salvia e del rosmarino”. Invece non trovo la direzione. Seguo la Luna: Io non ho mai tradito il mio amore bianco vestito.