Il mio terremoto fuori e dentro

Resistere ha senso solo se esci con qualcosa in mano alla fine. Ma resistere tanto per resistere è un infelice condizione a cui io non voglio mai più aderire.
Nel rapporto con gli altri bisogna sempre chiedersi se ne valga la pena. Se vale la pena aspettare, comprendere, affidarsi, giustificarsi e giustificare comportamenti, accettare. Bisogna chiedersi fino a che punto sei disposto ad accettare, bisogna chiedersi: sei felice?
E non c’entra il bene che vuoi all’altro, c’entra solo che a tutto c’è un limite.

Io ci ho creduto, ci credevo che ne valesse la pena, con ogni fibra di me. Ma quel limite è arrivato come arriva un terremoto mentre dormi. Ed io il terremoto nel sonno l’ho vissuto nel 2016, una bomba che esplode sotto di te mentre pensi di essere al sicuro nel lettone con il tuo bambino di 1 anno abbracciato a te. E ti ritrovi con il terrore che il tetto vi crolli addosso, che la terra si apra sotto di voi. E non puoi fare altro che alzarti, in pigiama, con il bimbo che dorme ancora e non capisce cosa sta succedendo, e corri forte. corri fuori, in salvo. Se sei in tempo.

E da quel giorno il tempo si scandirà a suon di PRIMA e DOPO il terremoto.

E per fortuna sono in tempo oggi, come lo sono stata nel 2016. Sono scappata, con le macerie nel cuore


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